CAMMINA CAI 2017

1a Giornata Nazionale CAMMINA CAI 2017

8 Ottobre 2017

Il Club Alpino Italiano attraverso il Gruppo Lavoro Percorsi Storici della Commissione Centrale Escursionismo ha lanciato il progetto CAMMINA CAI il cui obiettivo è quello di far conoscere, attraverso la loro fruizione, lo straordinario patrimonio di percorsi con valenza storica, culturale e antropologica, esistenti sull’ intero territorio nazionale. I percorsi storici, da iniziali infrastrutture viarie, hanno assunto nei secoli valori diversi, diventando canali e reti di passaggio di popoli e culture, fino a diventare, nei casi dei cammini più famosi, collettori di flussi devozionali verso le principali mete religiose. Ora questa tendenza sta assumendo una portata che va oltre l’aspetto religioso per diventare un fenomeno turistico e tocca ambiti e luoghi finora esclusi dai tradizionali flussi.

L’evento Cammina CAI 2017 si svolgerà il 7 – 8 ottobre 2017 con molteplici attività proposte da svariate sezioni su tutto il territorio nazionale.

La nostra sezione ha deciso di proporre per l'occasione un'escursione sull'antica via bassa per il valico dello Spluga.

L'antica via Spluga ha legato per secoli, insieme ai passi del Maloja e del Settimo, la Valchiavenna e l'area comasca con il Nord Europa. Il tratto della Gola del Cardinello, tra Isola e Stuetta, è di sicuro il più spettacolare dal punto di vista paesaggistico.

Il valico era noto già in epoche preistoriche. In una copia medievale di una carta stradale romana, la Tavola Peutingeriana, si trova un primo riferimento ad essa.

Nel 1226 si affiancò alla via bassa la strada di sopra, che passava per gli Andossi di Madesimo e che finì per soppiantare quasi interamente la vecchia via.

Nel XVI secolo essa riprese importanza quando, per volontà dei Grigioni, che fino alla Guerra dei Trent'Anni estendevano il proprio dominio sulla Valtellina e sulla Valchiavenna, fu allargata ed adattata al transito dei carri.

Nell'inverno del 1800 l'armata dei Grigioni, richiamata da Napoleone in Italia in vista di un'offensiva verso l'Austria, sfrutta la vecchia mulattiera per guadagnare tempo. Una scelta rischiosa, a dicembre inoltrato, pagata con un alto tributo di vite umane. Circa 15000 uomini, animali e pezzi di artiglieria guidati dal maresciallo MacDonald, cominciano a scendere lungo il tracciato intagliato, in molti punti, nella viva roccia ed esposto su strapiombi che cadono a picco sul fondo della stretta valle scavata dal torrente Liro. Le vibrazioni provocate dal passaggio dell’armata provocano ben presto alcune slavine, che travolgono diversi soldati ed animali. Il panico fa il resto: cavalli e muli si spaventano, i soldati cercano come possono di calmarli, senza però riuscire ad evitare che altre bestie precipitino scivolando nei tratti esposti. Alla fine Isola è raggiunta, a prezzo, però, di numerose perdite.

 

Località di partenza: Isola (1268 m)

Località di arrivo: Montespluga

Dislivello: 650 m

Difficoltà: E

Tempo di salita: 2:30

Dal paese di Isola si continua lungo una strada ancora carrozzabile che percorre la destra orografica della Valle del Liro raggiungendo le case di Mottaletta (1342 m), per poi inoltrarsi, a sinistra, in Val Febbraro.

Si procede avendo sul versante opposto della valle la visione delle case di Torni (1351 m), raggiunte da un tracciato inizialmente carrozzabile e parallelo al nostro. Il proseguimento del nostro itinerario si svolge su buon sentiero recentemente ripristinato, che taglia dei ripidi prati per giungere nel magnifico nucleo di Rasdeglia, ancora perfettamente conservato nelle sue architetture originali e di cui si consiglia la visita. Evidenti, qui come a Mottaletta, le tipiche costruzioni alpine d'influenza Walser dove il legno è l'elemento architettonico principale.

Ci troviamo sul tracciato originario della "via del Cardinello" che da Isola passava per i due nuclei appena visitati.

Oltre Rasdeglia il tragitto prosegue su sentierino che traversa un anfiteatro erboso (fontana) e poi raggiunge le poche case in pietra di Soste (1544 m), antichissimo agglomerato il cui nome indica come qui si trovasse un punto di riposo per i viandanti. Di fronte si apre l'oscura forra del Liro; ancora poche centinaia di metri e, abbassandosi a destra verso il torrente, il sentiero raggiunge un ponticello recentemente sistemato, che permette di arrivare sulla stradina che percorre l'opposto versante provenendo da Torni. Ora siamo sul tragitto "ufficiale" del Cardinello, quello spesso decritto nelle guide e nei depliant.

Seguendo il bel tracciato si prosegue finché la carreggiata si restringe a sentiero e sale ancora un poco, per poi iniziare sorprendentemente a percorrere la verticale parete che piomba sul torrente. Si tratta di una specie di cengia intagliata nella roccia che per oltre 500 metri di sviluppo, sale lentamente, fino a sbucare su pendii più mansueti un po' prima della diga del Lago di Montespluga. Durante il percorso si aprono belle vedute sul versante opposto della gola che appare meno ostile ed esposto al sole. E' difficile trovare una valida motivazione per giustificare la realizzazione di un percorso tanto ardito ed impegnativo. Forse il tutto fu facilitato dalla natura stessa che "regalò" all'uomo la cengia su cui ci troviamo, già quasi bell'e fatta. Trovandosi un corridoio naturale del genere è probabile che venne spontaneo il farci passare la strada. Man mano si sale, si apre anche la vista sulle alte montagne del versante destro idrografico della Val San Giacomo e, in particolare, appare imponente la sagoma del Pizzo Ferrè (3103 m).

Il tracciato presenta alcuni punti veramente impressionanti anche se è sempre largo e comodo. Seguendo le sinuosità e le quinte della parete rocciosa, la via serpeggia dentro e fuori con viste vertiginose sul torrente. Alcuni tratti più esposti sono anche attrezzati da un corrimano ottenuto con una fune metallica, che però non serve mai veramente.

Al termine del tratto più esposto la via raggiunge i pascoli che precedono la diga di Montespluga. Qui possiamo scegliere di piegare a destra per arrivare a Stuetta dove si trova l'omonimo rifugio che può servire da ottimo punto di ristoro. In alternativa possiamo continuare fino alla vicina diga che in realtà è formata da due muraglioni separati dalla tondeggiante emergenza della Colmanetta sulla quale doveva sorgere un castelliere o simile postazione di guardia.

In discesa può essere un'idea quella di abbandonare la mulattiera poche centinaia di metri sotto la diga per scendere una scaletta di pietra e traversare il Liro su una fragile passerella di legno. Un sentierino, prosegue sul versante opposto fino al magnifico poggio di larici posto a quota 1825 m, dove si trovano alcune baite.

Da qui, per sentiero, si scende alle baite del Crotto dove si entra su quello che fu il percorso integrale della via trecentesca che poi si ricollega all'itinerario percorso in salita poco prima di Soste.