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Pasqua 2023

La nera barba pende sopra il petto

Il volto non è il volto dei pittori.

E’ un volto duro, ebreo. Non lo vedo

e insisterò a cercarlo fino al giorno

dei miei ultimi passi sulla terra.

Jorge Luis Borges- Kyoto 1984

Il CAI di Castellanza augura una buona Pasqua a tutti i soci

Giuseppe Orlandi – i ricordi di un soccorritore di montagna in 50 anni di servizio.

Giuseppe Orlandi è un soccorritore alpino che ha vissuto e lavorato all’ombra della Grigna per oltre cinquant’anni. Come membro della XIX° delegazione lariana del gruppo di soccorso di montagna del CNSAS Lombardia, ha salvato centinaia di vite.

Il regista Achille Mauri ha viaggiato attraverso la bella ma pericolosa parete per ritrarre Orlandi – conosciuto da molti come “Il Calümer” – nel terreno da lui meglio conosciuto.

Scopri di più su https://www.nowness.com/series/they-call-me/calumer

Un’intervista a… Mauro Conti, guida Escursionistica

Mauro Conti ci ha accompagnato in qualche escursione sia come CAI che con alcune classi delle elementari
nella sua Ossola,

Allora Mauro dicci un po chi sei:
ho 58 anni fin da ragazzo (anche quando studiavo) ho fatto tanti mestieri diversi che mi
hanno permesso di fare esperienze e conoscenze che poi sono state preziose sia nella
vita che nel lavoro attuale. Ossolano, con nonno materno sardo ho sempre vissuto (si
vissuto perché la montagna E’VITA) le montagne prima con mio papà e poi spesso da
solo, sia per scelta che carattere e soprattutto per la passione della fotografia “che mi
costringeva” ad andare in solitaria per poter destinare il tempo in base alle esigenze di
luce per i paesaggi e di attesa per gli appostamenti per fotografare gli animali. Per me la
montagna ha sempre rappresentato silenzio, pace e contemplazione e quindi da buon
solitario non vedevo altro modo se non quello di andare da solo, (preciso che preferisco
camminate anche lunghe ma su sentieri e non salire su cime) poi con l’ètà ho capito che
condividere il tutto con le persone giuste amplificava le emozioni. Into the wild insegna: la felicità è reale solo se condivisa. Ma questo l’ho capito solo dopo i 45 anni

Guida escursionista mestiere o passione?
Una grande grandissima passione che cerco di trasferire a chi sceglie di camminare con
me, il patentino da guida, per “fare il cosiddetto mestiere” è arrivato per puro caso al punto che se me lo avessero predetto anche solo un anno prima non ci avrei MAI creduto. Ho fatto il corso di Guida Ambientale escursionistica per una serie di coincidenze che hanno dell’incredibile con il solo scopo di conoscere meglio quello che mi circondava, poi durante il corso il mio obiettivo è diventato quello di poter accompagnare persone con disabilità.
Finito il corso ho iniziato come volontario nell’accompagnare i disabili in settimana e alla
domenica i primi clienti, in pochi mesi ho capito che non potevo farlo come secondo lavoro perché comunque anche se conoscevo i percorsi occorreva provarli comunque qualche giorno prima di conseguenza in poco meno di un anno ho lasciato il lavoro che facevo da 25 anni per intraprendere questo lavoro meraviglioso… chiamarlo lavoro mi imbarazza ancora adesso che sono passati 8 anni. Una passione diventata non mestiere.

Una professione poco valorizzata?
Non credo, tutto dipende da come la vuoi esercitare. La gente capisce subito se lo fai per mestiere o per passione. Di conseguenza se è poco valorizzata occorre domandarsi il perché e fare SOLO autocritica. Nelle mie escursioni non accompagno SOLO in
montagna, la vita è emozione, per questo descrivo quello che ci circonda con particolare attenzione al nostro passato, cercando di trasmettere emozioni anche parlando delle fatiche e dei sacrifici fatti su queste montagne da chi le ha vissute prima di noi. Qui si diventava vecchi presto, mio papà come quasi tutti i suoi coetanei già a 6 anni in estate faceva il servitore negli alpeggi, ho un nonno che a 16 anni era minatore nelle miniere d’oro di Pieve Vergonte. Con 8 anni di volontariato in 118 nel mio piccolo do nozioni di pronto soccorso, insisto sul rispetto del territorio ricordando che…alla montagna solo pochi posso dare del tu e quei pochi NON lo fanno, e soprattutto (questo l’ho imparato facendo kayak per 10 anni nei torrenti) in montagna come nella vita a volte e senza vergogna occorre capire che ci vuole più coraggio a dire “non vado oltre, mi fermo, torno indietro” piuttosto che proseguire. Allora usiamolo questo coraggio, perché spesso è solo buonsenso e saggezza, non è un disonore non arrivare alla meta prefissata se quel giorno non ce la sentiamo, se le condizioni sono cambiate, se c’è un imprevisto e soprattutto se andiamo da soli.

Se dovessi dare qualche consiglio a un giovane, e secondo la tua esperienza di vita, cosa gli diresti?
“Se dovessi dare qualche consiglio a un giovane…” Spesso mi capita di constatare che tutti noi inconsciamente ci reputiamo immortali, … della serie: ma si questo poi lo faccio, ho una cosa da vedere, si ma adesso non ho tempo, un amico o parente da incontrare ma…non è il momento, ho altro da fare, lo faccio dopo…E INTANTO IL TEMPO PASSA e la vita ti scorre via velocemente molto più di quanto te la immagini. Con la dovuta saggezza evitiamo di veder trascorrere il tempo pensando a qualcosa che può farci stare bene, cerchiamo di vivere il presente gustandocelo ogni istante. Quando ho lasciato 10 anni fa un lavoro sicuro, che mi faceva economicamente stare bene ma che non mi piaceva più, anzi peggio vivevo male, ho detto basta. In molti mi hanno detto che ero un pazzo, poi a distanza di tempo mi hanno invidiato dicendomi che avevo avuto coraggio, io credo fermamente che non è stato coraggio ma solo il non riconoscermi più in quello che stavo facendo perchè nel frattempo molte cose erano
cambiate mentre io invece no, di conseguenza il mio non era per niente coraggio, anzi
avrei dovuto avere molto più coraggio nel continuare a vivere e lavorare in quel contesto. In sintesi ho letto pochi giorni fa questa frase di Luca Doveri che mi ha fatto riflettere in cui mi riconosco moltissimo: ” Vivi per materializzare i tuoi sogni e non arrivare al giorno in cui dovrai sognare per viverli”.

Parliamo di ambiente, un tema su cui sei da sempre molto sensibile, anche per la professione che svolgi. Oggi cosa è cambiato i movimenti ambientalisti ,Lega ambiente e CAI hanno dato un forte impulso?
Cosa è cambiato, direi cosa sta cambiando, c’è più rispetto e sensibilità di un tempo anche se poi purtroppo inevitabilmente i NON RISPETTOSI ci sono sempre. Questo vale sia per la montagna che per il mare. Ti faccio un esempio, la mia parte sarda mi porta a fare con esagerata passione, con molto piacere e con sempre più frequenza escursioni in diversi periodi dell’anno in Sardegna. Isola che adoro, posti fantastici, dal mare ai monti, dalla cultura alle tradizioni, dalla storia all’archeologia e alla cucina. Ti dicevo, proprio quest’anno durante un’escursione sul bellissimo sentiero che passa anche dal Faro di Capo Spartivento nella zona di Chia nel Sud dell’isola ho conosciuto una persona che come me raccoglie la plastica “dimenticata” in giro, anche lei che in quei luoghi
meravigliosi ci vive ha constatato negli ultimi 5 anni ce né sempre di meno. Di certo questo cambiamento è dettato da una sempre maggiore coscienza e conoscenza del problema e Lega Ambiente, giornali, televisioni e il grande lavoro di sensibilizzazione del CAI fatto soprattutto sulle nuove generazioni ha dato e sta dando un fortissimo impulso al rispetto della natura.

La regola tassativa che applico in escursione è banale ma nella sua semplicità drastica: dove passiamo noi si fotografa tutto ma non si tocca niente ne animali ne piante ne fiori, tutto quello che abbiamo visto noi deve essere visto e conservato esattamente come prima del nostro passaggio. Come Guida ufficiale delle Aree Protette Val d’Ossola in merito ho due progetti legati alla CETS (Carta Europea del Turismo Sostenibile) uno “La Montagna per tutti” legato allo studio e sviluppo per avvicinare la montagna anche a chi ha disabilità verificando sentieri e strutture adeguati ai vari tipi di disabilità anche gravi, vedi piste per l’utilizzo della Joelette. L’altro progetto si intitola “Le Miniere dei nostri monti” ed è legato alla storia mineraria dell’Ossola, da quattro anni è anche il corso che con cadenza quindicinale tengo per l’Università della Terza età di Domodossola

Parlando con diverse uomini delle terre alte , pare che gli italiani non siano troppo propensi al camminare, a differenza di altre popolazioni che vediamo sui sentieri. Una gita con più di 700-800 m di dislivello diventa qualcosa di improponibile. E’ anche la Tua percezione?
Non ne sono così sicuro, diciamo che i “camminatori italici” ci sono, ho la sensazione che si stia abbassando anche l’età media di chi viene in montagna. In caso di pioggia
ovviamente annullo le escursioni, ma se c’è un aspetto che ci differenzia dagli stranieri è
che una buona percentuale di italiani in caso di previsioni meteo con giornata nuvolosa
preferisce non andare in montagna. Della serie “o sole al 100% o niente”. Per i dislivelli
indicati nella domanda non so, dipende dal tipo di clientela che ogni guida propende. Io mi sono organizzato e per cercare di accontentare più persone possibili, organizzo almeno 2 uscite al mese in settimana con dislivelli che superano i 1300m privilegiando traversate e/o sentieri storici, il Giovedì è dedicato a percorsi facili adatti a tutti spesso legati al territorio con visita ad esempio agli artigiani che praticano gli antichi mestieri o alla ricerca di luoghi poco conosciuti magari legati alle tradizioni della provincia del V.C.O. Sabato e domenica escursioni di media difficoltà cercando sempre di portare clienti a conoscere meglio il territorio e i produttori locali.

Montagna e solitudine: secondo varie indicazioni riguardo alla sicurezza, non bisognerebbe mai andare da soli però, tantissime escursioni meravigliose perché fatte in solitaria si dovrebbero cancellare . Come consideri la solitudine?
In parte ti ho già risposto precedentemente, aggiungo che la montagna per me è anche
silenzi, per questo nelle mie escursioni sia durante qualche sosta che in alcuni tratti del
cammino chiedo di rispettare il “silenzio della montagna” un buon modo per poter
apprezzare tutto quello che ci circonda.

Qual è secondo te il valore dell’escursionismo?
Il valore dell’escursionismo è il vivere la montagna come vivere la pianura e il mare, nel
rispetto della natura, con la voglia di scoprire, conoscere il territorio e gli uomini che lavorano nel e sul territorio, tutto questo poi ci porta a conoscere meglio noi stessi ad
apprezzare quello che ci circonda e a migliorare i nostri rapporti con gli altri.

Progetti che stai portando avanti?
Oltre alla passione per le Miniere d’oro della Val Toppa dove faccio la guida da 8 anni, ho un nuovo progetto in Sardegna con 2 fotografi professionisti sardi per abbinare le
escursioni a corsi fotografici a tema ( tradizioni e costumi, archeologia, foto notturne, mare e antichi mestieri in luoghi poco conosciuti di quest’isola fantastica) Ti ringrazio di questa domanda perché questo mi consente di poter chiedere un aiuto a chi leggerà questo articolo. La vita è meravigliosa nella sua normalità e spesso ce ne accorgiamo solo quando siamo ammalati o impossibilitati a fare quello che ci piace per questo da qualche anno offro la mia disponibilità per collegamenti a tramite social (zoom meet ecc.) dedicati a chi è impossibilitato ad uscire come ad esempio i bambini in isolamento sia a casa che negli ospedali, mi è capitato anche per strutture e centri di varie associazioni. Ho la passione della fotografia da 40 anni, per questo ho un archivio fotografico molto vario. In questi incontri di circa un’ora proietto fotografie con tematiche scelte direttamente da loro, dagli animali alle montagne, dal mare alle miniere, un modo per stare assieme e trascorrere del tempo parlando di montagna e rispondendo alla loro domande e condividere anche in questo modo emozioni.